domenica 27 novembre 2011

Flora


domenica, 06 marzo 2005

 Flora




"Oggi son detta Flora, ma ero una volta Clori; nella pronuncia latina
fu alterata la forma greca del mio nome.
E, Clori, ero una Ninfa delle Isole Fortunate, ove tu sai
che felicemente visse gente fortunata."


"È difficile alla mia modestia dire quanta fosse la mia bellezza;
essa donò a mia madre per genero un Dio. "




"Si era di primavera, e io me ne andava errando; mi vide Zèfiro, e io mi allontanai;
prese a inseguirmi, e io a fuggire. Ma fu più forte di me."
" Borea, come aveva osato prendersi una donna nella casa di Eretteo,
aveva dato al fratello ogni diritto di rapina.
Ma Zefiro fece ammenda della violenza dandomi il nome di sposa;
 non v'è alcun motivo di lamento nel mio letto coniugale."
"Io godo di eterna primavera; l'anno è sempre fulgido di luce,
gli alberi son ricchi di fronde la terra rivestita di verzura."

"Chloris eram, quae Flora vocor: corrupta Latino / nominis est nostri littera Graeca sono. / Chloris eram, nymphe campi felicis, ubi audis / rem fortunatis ante fuisse viris. / Quae fuerit mihi forma, grave est narrare modestae; / sed generum matri repperit illa Deum. / Ver erat, errabam; Zephyros conspexit, abibam; / insequitur, fugio: fortior ille fuit. / Et dederant fratri Boreas ius omne rapinae, / ausus Erecthea praemia ferre domo / Vim tamen emendat dando mihi nomina nuptae, / inque meo non est ulla querella toro / Vere fruor semper: semper nitidissimus annus, / arbor habet frondes, pabula semper humus."
Sulla mia terrazza la neve non si è ancora sciolta, il tepore del sole è timido timido, e intanto sogno la Primavera.

Ovidio, Fasti, V, vv. 195-208

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