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sabato 3 dicembre 2011

Asini

mercoledì, 25 gennaio 2006

L'asino di Gerona
 
di Raffaele Carrieri
.
Il falegname che batte il legno
nulla sa di ciò che duole e non duole
e ha cura della sua mano
quando forte percuote.
Nessun legno ha mai detto:
ahi! falegname, mi fai male!
La pietra si lascia rompere
dal tagliapietre,
l'asino del padrone.
Questo povero animale
poggiato come un arnese
l'asino è di Gerona.
(a Domenico Cantatore)

 


Se ne stanno liberi e placidi questi asini delle praterie del South Dakota, mentre il Sole piove dolcemente su di loro. Si può immaginare che siano contenti, nonostante l'inevitabile taedium vitae di leopardiana memoria, e godano dell'aria aperta e dei curvi declivi.



Tutta la Dolcezza degli Asini

La luna si levò tardi

lunedì, 23 gennaio 2006


da Il barone rampante di Italo Calvino

Magritte_L'Empire des Lumières_Guggenheim - Venezia-1953-1954


La luna si levò tardi e risplendeva sopra i rami. Nei nidi dormivano le cince, rannicchiate come lui. Nella notte, all'aperto, il silenzio del parco era attraversato da cento fruscii e rumori lontani, e dal trascorrere del vento. A tratti giungeva un remoto mugghio: il mare. Io tendevo dalla finestra l'orecchio a questo frastagliato respiro e cercavo d'immaginarlo udito senza l'alveo familiare della casa alle spalle, da chi si trovava pochi metri più in là soltanto, ma tutto affidato ad esso, con solo la notte intorno a sé; unico oggetto amico a cui tenersi abbracciato un tronco d'albero dalla scorza ruvida, percorso da minute gallerie senza fine in cui dormivano le larve.
Andai a letto, ma non volli spegnere la candela. Forse quella luce alla finestra della stanza poteva tenergli compagnia. Avevamo una camera in comune, con due lettini ancora da ragazzi. Io guardavo il suo, intatto, e il buio fuor della finestra in cui egli stava, e mi rivoltavo tra le lenzuola avvertendo forse per la prima volta la gioia di stare spogliato, a piedi nudi, in un letto caldo e bianco, e come sentendo insieme il disagio di lui legato lassù nella coperta ruvida, le gambe allacciate nelle ghette, senza potersi girere, le ossa rotte. E' un sentimento che non m'ha più abbandonato da quella notte, la coscienza di che fortuna sia aver un letto, lenzuola pulite, materasso morbido! In questo sentimento i miei pensieri, per tante ore proiettati sulla persona che era oggetto di tutte le nostre ansie, vennero a richiudersi su di me e così mi addormentai.
*
 Nessuno mi ha mai rappresentato come Calvino il senso di lontananza e di distacco tra una vita intessuta di disagi e problemi difficili e una vita resa piacevolmente calda da particolari dati per scontati, come una casa in cui trovare rifugio, del cibo per nutrirsi, un posto accogliente per dormire e sognare.

Immagini: 1. Moon through the trees  qui; 2. Magritte, The empire of lights, 1954,  qui

martedì 29 novembre 2011

quella luce alla finestra

venerdì, 08 luglio 2005

quella luce alla finestra


Magritte_L'impero della luce_Guggenheim_Venezia


     'La luna si levò tardi e risplendeva sopra i rami. Nei nidi dormivano le cince, rannicchiate come lui. Nella notte, all'aperto, il silenzio del parco era attraversato da cento fruscii e rumori lontani, e dal trascorrere del vento. A tratti giungeva un remoto mugghio: il mare. Io dalla finestra tendevo l'orecchio a questo frastagliato respiro e cercavo di immaginarlo udito senza l'alveo familiare della casa alle spalle, da chi si trovava pochi metri più in là soltanto, ma tutto affidato ad esso, con solo la notte intorno s sé; unico oggetto a cui tenersi abbracciato un tronco d'albero dalla scorza ruvida, percorso da minute gallerie senza fine in cui dormivano le larve.
     Andai a letto, ma non volli spegnere la candela. Forse quella luce alla finestra dellla sua stanza poteva tenergli compagnia. Avevamo una camera in comune, con due lettini ancora da ragazzi. Io guardavo il suo, intatto, e il buio fuor della finestra in cui egli stava, e mi rivoltavo tra le lenzuola avvertendo forse per la prima volta la gioia dello stare spogliato, a piedi nudi, in un letto caldo e bianco, e come sentendo insieme il disagio di lui legato lassù nella coperta ruvida, le gambe allacciate nelle ghette, senza potersi girare, le ossa rotte. E' un sentimento che non m'ha più abbandonato da quella notte, la coscienza di che fortuna sia aver un letto, lenzuola pulite, materasso morbido! In questo sentimento i miei pensieri, per tante ore proiettati sulla persona che era oggetto di tutte le nostre ansie, vennero a richiudersi su di me e così m'addormentai.'


Me l'ha indicata mia figlia, dolce figlia, questa gemma calviniana, leggendomela ad alta voce, con grande emozione di entrambe.

Testo: Italo Calvino, Il barone rampante, 3. La notte in cima all'albero